Dolci
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Enormi biscotti alle nocciole, limone e timo
Sono viva. La Luisona pure. Ero sparita perché c’avevo sonno. Volevo le vacanze di Natale per dormire e riordinare le cartelle dei preferiti di Chrome. Ma quando torni a casa, dormire e riordinare sono cose impossibili: troppo è il vino che scorre, troppo belle le persone da ritrovare. Così ho dormito fino a oggi, molto presto, dopo il lavoro; mangiando delivery o robe pronte della Lidl, a malapena scongelate, che il sonno mi suggeriva di leccare come ghiaccioli… ma la dignità, che in me è più forte in solitudine, ha detto di no. Riprendo oggi a scrivere, ché è giorno di family day che vuol dire che fuori è un…
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Pain brioche, o pan brioche: i problemi di nomenclatura si risolvono a tavola
Se sei abbastanza cretina, tutto è un regalo, tutto una sorpresa. Niente poesia, ma molto – poco – acume. Sabato ho lanciato degli ingredienti a caso nella macchina del pane, sono uscita per un tè e un’animata discussione sulla possibile candidatura di Boris Johnson a primo Ministro inglese e, quando son rientrata e facevo per aprire la porta di casa, un profumo di dolci mi ha avvolto e ho invidiato lo sconosciuto vicino col forno caldo. Ero io. Non già il forno bensì la bread machine aveva lì pronto, da poco più di dieci minuti, un pain brioche alto alto, bello e profumatissimo, di cui mi ero completamente dimenticata. Son…
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Cucinare a caso: un po’ torta al cioccolato un po’ non lo so e il mio tè freddo alla menta
Post veloce che sono in ritardo di giorni sulla mia tabella di marcia. Me ne accorgo solo io? Mi sa di sì. Io volevo fare gli scones, volevo. Li dovevo fare al cacao e li volevo fare a caso: buttando questo e quell’ingrediente ma ho esagerato con il latte. Insomma è venuto fuori l’impasto per una torta, ma a quel punto mi son dimenticata di aumentare la dose di zucchero ed è venuto fuori un dolce non dolce, un po’ pane un po’ torta che si è rivelato ottimo per la colazione e un pensiero difficile da scacciare anche per merenda. 60gr cacao dolce 3gr lievito per dolci 3gr bicarbonato…
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Il mio dolce definitivo: tortine con sciroppo al limone
Io secondo me ho fatto il dolce definitivo. Che di definitivo ha solo che mi piace moltissimo e che c’è tutto quello che vorrei e manca tutto quello che non vorrei. Non doveva avere esattamente l’aspetto che vedete in foto, doveva venire molto più brutto e se fosse andata così il suo nome sarebbe stato “spugnette al limone”… per niente invitante, mi rendo conto, ma tanto la vita ha deciso diversamente. La mia cosa preferita al mondo, nei dolci, è il limone. La cosa che odio di più, in ogni ambito, sono le uova. Qui abbiamo il limone e non abbiamo le uova quindi siamo sulla giusta via. Poi ho…
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Torte fatte di niente, la fase arancione. Torta di carote senza uova
Una sola foto, facciamo due brutte, perché non avevo una gran fiducia nella riuscita di questa torta. Siamo sempre nel filone vegano involontario e nella fase finire la troppa verdura prima che germogli. Torta semplice, quasi ridicola, no anzi ridicola proprio. Però è venuta buonissima e tanto vi basti. Torta di carote senza niente di quello che servirebbe. 2 grosse carote 300gr farina 100gr olio di semi 200gr zucchero il succo e la scorza di una grossa arancia 1 bustina di lievito mezzo bicchiere d’acqua Quello che non ho mai capito delle torte di carote è la presenza delle carote: mica le senti, mica dici che son proprio buone a…
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50 shades of brown. Torta al cioccolato e birra Guinness
Quando illuminati biografi racconteranno la mia vita, parleranno di questo come del mio periodo marrone, à la Picasso. Tra foto malfatte e Guinness da finire… Non vedo perché smettere. La birra marrone, appunto, stava lì a far niente in frigo e siccome son stata in Svizzera, ho la dispensa quasi vuota ma posso ripiastrellare il bagno con le tavolette di cioccolato. Questa è anche l’ultima ricetta della fase autarchica: oggi ho fatto la spesa, ho la frutta, lo scorbuto è scongiurato. Ma significa anche che è una ricetta fatta di niente, come tutte le mie preferite. Torta alla Guinness e poco altro 300ml birra stout 250gr farina integrale 200gr zucchero…
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Dell’uva a marzo e della stupidità tutto l’anno
La mia amica Roberta – cui, come già chiarito nell’avviso ai naviganti, questo blog deve la sua papera – ha recentemente portato a termine un esperimento: trascorrere un intero anno senza fare shopping. Ne ha parlato diffusamente qui. Sono abbastanza convinta che senza acquisti si possa stare pure per due giri intorno al sole quando non oltre, ma se poi una tua amica conclude davvero felicemente l’esperimento, tu non hai più scuse per quei cassetti traboccanti di stoffe colorate. Quindi non è che le sia grata. Ma se sono prodiga nei negozi, ancor più lo sono al supermercato e siccome sono molto più cretina della media, ho deciso di ripetere…
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Poco lavoro: nemmeno basta a bruciare le calorie di un biscotto.
La mia primissima ricetta di biscotti senza uova è stata quella dei baci di dama. Sono a prova di scimmia e per questo non ho mai pensato di postarli e neppure di rifarli negli ultimi anni. Durante queste feste mi son stati offerti ed erano talmente buoni che avrei mangiato anche la mano di chi me li porgeva. La frustrazione di quando devi essere educato e non puoi mangiarti tutto… che mondo avaro il nostro! Ma io li so fare i baci di dama! E allora ciao, ne ho fatti per nutrire eserciti… e li ho mangiati tutti io. Sono biscotti piccoli e grassottelli che vanno in giro in coppia…
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… e la Madeleine
Perché se credete che io non abbia letto Proust avete ragione. La Recherche sta lì, sul mio comodino, in un’edizione straeconomica dalle pagine di carta velina alta abbastanza da impedirmi di vedere la radiosveglia. Con Proust non vedo l’ora. Ma alla Madeleine ci sono arrivata ché, per fortuna, sta nel primo libro, Dalla parte di Swann, alla pagina 37 della mia edizione scrausa. Non sto a copiarvi il passaggio ché è mezza pagina trasparente e lo trovate ovunque e non sto nemmeno a darvi la ricetta delle Madeleine perché pure quella la trovate in ogni dove. Ma avrete la ricetta di, e cito, “uno di quei dolci corti e paffuti…
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Anarchy in the UK
Avrei potuto trovare un titolo più banale? No. Ho fatto gli shortbread e il fudge che sono cose molto inglesi ma li ho fatti a modo mio ché a modo loro non mi son venuti! Gli shortbread sono biscotti al burro, molto burro, mooooltissimo burro. Il fudge si può tradurre in italiano con “coma glicemico”: voi lo mangiate e poi vi tagliano i piedi. L’anarchia, da divano, è quella per cui gli shortbread dovrebbero rimanere quasi bianchi ma a me facevano tristezza; dovrebbero avere poco zucchero ma a me facevano tristezza. Il fudge è anarchico ma non per scelta mia. L’ha fatto Lorraine Pascale e io l’ho copiato con leggere…
















