Empanadas: un’improvvisazione
Avevo voglia di empanadas o almeno di qualcosa che me le ricordasse. Così, tanto per cambiare, ho improvvisato e il risultato non è stato disastroso. Ora, probabilmente del piatto originale non hanno niente, quindi se le chiamassimo Mario e Luigi saremmo più onesti, ma mi pare più pratico dire empanadas e far finta di niente sulla frode…
Come al solito ho tentato di fondere il metodo sardo all’idea dell’America Latina e ho provato a chiudere i dischetti di pasta con la forma a spiga tipica dei ravioli sardi, i culurgiones, di cui questo blog fornisce una dignitosissima ricetta qui.
L’idea non si è rivelata geniale perché il tipo di sfoglia che ho usato per le empanadas tendeva ad aprirsi. Poco male, il ripieno di sole verdure era più pigro di me e non aveva nessuna intenzione di straripare quindi il risultato è stato comunque bello, bravo e bello. Ho chiuso una parte dei dischetti semplicemente premendo i bordi tra pollice e indice ed l’effetto era ottimo lo stesso… e insomma scegliete voi che cosa preferite ché son tutte figlie a me e non posso rinnegare né l’uno né l’altro tipo di chiusura.
Non perdo manco tempo a stimare il numero di empanadas producibili con le mie dosi. La verità è che non ne ho idea, me le sono mangiate e non mi ricordo più: sarà una sorpresa.
Per la sfoglia che mi sono inventata:
50gr yogurt bianco (mi sa che era ovvio)
50gr olio di semi
50gr acqua
10 gr vino bianco
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di sale
8gr lievito per torte salate
300gr farina
Voi lanciate qualsiasi cosa tranne il telecomando dentro il robot, impastate cuor contento ché la fatica la fa lui e poi fate riposare la pasta per il tempo necessario a preparare il ripieno.
1 melanzana
1 peperone rosso
mezza cipolla
2 cucchiai d’olio evo
qualche cucchiaio di pangrattato
sale
Soffriggete la cipolla tritata nell’olio e poi rosolate per bene la melanzana e il peperone tagliati a cubetti minuscoli. Aggiustate di sale e lasciate che il tutto arrivi a temperatura ambiente. Tritate le verdure con una mezzaluna e raccogliete il composto in una ciotola. Se risulta troppo lento, aggiungete, una alla volta, qualche cucchiaiata di pangrattato.
Stendete l’impasto a 3mm e ritagliate i dischetti del diametro che preferite, che poi vuol dire che se siete sofisticati e avete mille coppapasta scegliete quello che vi pare;, se no o usate il diametro di una mug da colazione o quello di un bicchiere da acqua ché rozzo è tutto più bello.
Posate un po’ del composto di verdure su ogni dischetto e poi chiudete la pasta a mezza luna scegliendo il vostro modo di sigillare il tutto.




La chiusura alla sarda, che avevo malamente tentato di spiegarvi nel post dei ravioli, consiste nel pizzicare l’estremità di una mezzaluna formando due punte; unire queste due in una sola; spingere la punta verso l’alto in modo che ne generi altre due e unirle a propria volta continuando così fino alla fine del disco, da fermare creando una codina con pollice e indice: insomma è un casino, chiudete come vi pare! Poi un giorno ci vediamo e ve l’insegno.
Spennellate le empanadas con poco latte e cuocetele a 200° finché non sono belle dorate; servitele calde o fredde ché tanto son buone sempre, modestamente.
Accompagnate il tutto da una salsina di vostro gusto: io ho scelto un pesto di zucchine crude, basilico e aglio in dosi a caso.


